Adolescenza

iLove – l'amore ai tempi del web

“Sei sempre single o solo?”. Allora ricordati che “ogni incontro può cambiare la tua vita”. Lovoo, Tinder e altre app di incontri puntano, almeno a livello pubblicitario, sulla voglia di libertà, di trovare il grande amore, quello che può cambiare il senso della vita di una persona. Prendiamo ad esempio questo video di presentazione dell’app: belle ragazze, vacanze e sguardi incrociati che solo grazie a Tinder si potranno trasformare in un’incontro all’ombra dell’Empire State Building.

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La realtà, come spesso capita, sembra però essere un po’ differente. Scarico l’app, creo il mio profilo, cerco nella mia zona persone interessanti, inizio a chattare con loro e magari le incontro. A differenza di Facebook, o anche di altri social, chi si iscrive lo fa quasi esclusivamente per cercare l’amore, se vogliamo essere romantici, e/o il sesso, se vogliamo essere più diretti. Parlando con giovani utilizzatori di queste app di incontri, il desiderio di incontro sessuale sembra essere molto più comune di quello romantico, anche se nei vari video di presentazione che si trovano in rete questo aspetto viene solo accennato. Nessun giudizio morale, l’app nasce per questo motivo. Vero è anche, come spesso si sente dire, che le associazioni e le chat di incontri sono sempre esistite. La differenza sostanziale è che non sono frequentate da adolescenti e che non si può dire siano così cool come queste app.

Penso che dovremmo smettere di pensare al web come ad uno strumento neutro paragonandolo, quando va bene, ad un coltello che può essere usato per tagliare la carne o per uccidere una persona. La continuità tra mondo online e offline è sempre più strutturata e, se parliamo di identità, è diventato quasi impossibile distinguere tra l’identità online e quella offline. I social network (si chiamano social non per caso) sono parte della mia identità esattamente come le mie relazioni in carne ed ossa e potremmo addirittura dire che l’immagine online e quella offline si costituiscono a vicenda. Questo è molto evidente con i ragazzi adolescenti, nei quali non sembra essere presente la distinzione tra vita online e vita offline, almeno fino a quando non succede qualcosa di grave da mettere in discussione tutta l’identità (come possiamo osservare nei casi di cyberbullismo). L’immaginarizzazione del virtuale, impossibile in assenza del web e dei social, permette infatti la costruzione di un’identità ideale online che può essere anche molto distante da quella offline. Prendiamo ad esempio il caso di una ragazza di 18 anni che fatica ad avere relazioni in carne ed ossa perchè si sente poco attraente. Su Tinder posterà parti del suo corpo sensuali, magari anche modificandole con i vari filtri, aggiungerà commenti volutamente ambigui e si mostrerà interessata alle proposte di chat che le arrivano da varie persone di diversa età. Tutto questo renderà più facile anche l’eventuale incontro successivo perché la parte “difficile”, quella del corteggiamento, è già avvenuta in quello spazio online che si muove tra il virtuale e l’immaginario. Da questo momento in avanti non sarà più l’app a pilotare gli scambi tra le persone ma è chiaro che se una relazione nasce impostata su certe basi farà fatica a trovarne delle altre.

Ma perché un ragazzo dovrebbe usare queste app? In un periodo della vita fatto di curiosità e di sperimentazione che bisogno c’è di utilizzare queste scorciatoie per arrivare ad un incontro con l’altro?

Come ho appena detto, in alcuni casi, può essere la paura a stare in relazione all’altro. In altri casi il piacere di poter giocare con le relazioni, di essere espliciti, di trasgredire le norme di uso comune. Oppure la facilità con cui si può arrivare ad un incontro sessuale con persone scelte per puro interesse fisico. Insomma i motivi possono essere tanti e non è possibile elencarli tutti. Proprio per questo motivo, però, è necessario sottolineare come ogni persona arriverà a questi incontri con aspettative diverse. Prendiamo la solita ragazza di 18 anni dell’esempio. Lei usa Tinder perché pensa di non riuscire ad avere ragazzi in altro modo. La persona con cui sta chattando, invece, ha 35 anni ed è rimasto incuriosito dall’idea di poter avere un rapporto sessuale con una ragazza più giovane che si mostra in maniera così esplicita. Si incontrano e ognuno andrà avanti con le rispettive aspettative: la ragazza, visti anche i comportamenti attenti e romantici  del ragazzo penserà di avere trovato l’amore, mentre lui punterà allo scambio sessuale. Nessuno dei due ha colpa, tutti e due hanno riversato in un’app di incontri i rispettivi interessi. Queste situazioni capitavano anche prima dell’avvento di queste app. La differenza sostanziale è che oggi sono amplificate e moltiplicate dalla facilità con cui ci si può iscrivere a queste piattaforme  con cui la relazione viene letteralmente spogliata da tutte le sue innumerevoli sfaccettature. Tinder serve per trovare l”’amore” e se due persone stanno chattando è perché si sono trovate interessanti e vogliono approfondire la conoscenza. Esattamente come con i volantini delle offerte che arrivano nelle buche delle lettere, su Lovoo si scelgono i partner attraenti e ci si parla perché c’è un interesse fisico nei confronti dell’altra persona.

L’impressione è che app come queste arrivino a spogliare la relazione di umanità, rendendoci molto più simili ad animali che ad esseri umani dottati di parola. L’accoppiamento dell’animale non è poi troppo differente dall’accoppiamento che può avvenire su Tinder quando si chiede ad una ragazza (anche questo tratto da una storia vera): “Ciao, mi piaci. Scopiamo? Io posso fra un’ora”. Per poi tornare “amici sconosciuti” come prima dopo avere avuto il rapporto sessuale. Sembra quasi che lo smartphone consenta di fare ciò che normalmente risulta interdetto. Nessuno chiederebbe mai ad una sconosciuta incontrata per strada, per quanto attraente possa essere, di avere un rapporto sessuale nel giro di qualche minuto.

La buona notizia, al termine di questi miei ragionamenti su queste app, è che alcuni ragazzi si stanno accorgendo di tutto questo molto più di noi adulti. Un sedicenne, durante una chiacchierata, mi dice infatti che dal suo punto di vista i social stanno appiattendo la relazione tra le persone. Ormai tutti i ragazzi utilizzano quel modo di comunicare e non c’più modo di parlarsi, di farsi appassionare, di condividere qualche cosa di importante. Forse dovremmo partire da qui per rifare innamorare i ragazzi all’incontro, magari anche goffo, sbagliato, inappropriato, ma così importante per poter crescere e fare tesoro di tutti questi inciampi. L’immagine, troppo spesso idealizzata, che i vari profili tentano di rincorrere online, rischia invece di condurre verso un’ideale di perfezione che nulla ha a che fare con la vita e che si deve accontentare di sfamarsi di quel che resta della relazione.

2 Comments

  • emmafrignani

    Ciao Alberto, mi chiamo Emma. Sono da tempo interessata al rapporto che si sta instaurando tra identità reale e identità virtuale nell’epoca del web e delle piattaforme social. M’interessa capire come sta evolvendo il concetto di relazione, come si stanno modificando i rapporti e come le persone stanno cambiando il loro modo d’essere in conseguenza di un sempre più diffuso utilizzo della rete, sia esso dettato da esigenze professionali o da semplici curiosità e desiderio di conoscenza e interazione. Mi piacerebbe adottare il tuo blog e presentarti alla comunità di #adotta1blogger, «una rete di blogger, un laboratorio liquido per fare sistema e veicolare informazione, formazione e cultura attraverso la condivisione e la partecipazione attiva», secondo la definizione datane dalla fondatrice, Paola Chiesa (se vuoi, dai un’occhiata al sito: http://social-evolution.it/adotta1blogger/). L’adozione non implica null’altro se non la lettura del regolamento e l’eventuale adesione: in questo caso, entreresti a far parte del gruppo, i cui membri sono tenuti a proporre post che ritengono d’interesse comune, corredandoli di un breve commento e a condividere i contenuti della comunità. Ecco tutto. Ti ringrazio per la tua attenzione, per questo interessante post e spero ci risentiremo presto. Emma