Il razzismo è senza senso senza logica senza un perché.
Disagio della civiltà,  Recensioni

Il razzismo è senza senso, senza logica, senza un perché.

Questo libro ti entra dentro per la sua attualità. Non è più il tempo di rallegrasi per le conquiste del secolo scorso ma di mettersi in moto per fare in modo che quelle conquiste di umanità non vengano spazzate via. Il razzismo è senza senso, senza logica, senza un perché. Alcune mie riflessioni a partire dal libro I ragazzi della Nickel di Colson Whitehead.

«Fiori? Perchè?» gli avrebbe chiesto.

Perché sei tutto il mondo libero.

I ragazzi della Nickel, Colson Whitehead

Forse lo riassumerei così il libro di Colson Whitehead. Usando le parole che Elwood immagina di rivolgere a sua moglie. Sei tutto il mondo libero. Di una bellezza disarmante. I ragazzi della Nickel è un romanzo che ti entra dentro pagina dopo pagina e che alla fine non può lasciarti indifferente. Siamo in Florida, negli anni ’60. Elwood è un ragazzino afroamericano e la sua storia è simile a quella di tanti altri ragazzi che come lui vivono la segregazione razziale. Per pura casualità, anche se quando c’è di mezzo il razzismo è difficile parlare di caso, Elwood finisce in una scuola riformatorio: la Nickel Academy. 

Qui, divisi tra bianchi e neri, i ragazzi scontano la loro pena all’interno di un sistema che finge di premiare i migliori. Più ti comporti bene, prima torni a casa. Questo sembra essere il modello riabilitativo dell’Istituto. Ma non è così semplice. La meritocrazia, alla Nickel, mostra tutti i suoi limiti. Perché la meritocrazia, per essere davvero tale, dovrebbe poter mettere tutti sullo stesso piano, o almeno provarci. Quando ci sono i potenti da una parte e i deboli dall’altra, invece, il risultato è che i potenti abusano dei deboli togliendogli l’umanità. Alla Nickel, infatti, i ragazzi vengono annientati attraverso la violenza e continui soprusi. Non c’è una legge, non esiste un regolamento, ma solo lo spietato godimento di chi detiene il potere. 

Da un certo punto di vista i ragazzi della Nickel sono tutti uguali. Anche i bianchi, infatti, vengono sottoposti a torture disumane. Ma per i neri è ancora diverso. Per loro è ancora più dura, per loro è tutto più incerto. Sono gli ultimi degli ultimi. Anche nel riformatorio sono in fondo, non devono alzarsi troppo, devono tenere lo sguardo basso. E alla fine, anche chi vorrebbe lottare, come il giovane Elwood, si accorge di essere parte del sistema, di essersi accomodato. «La chiave per sopravvivere qui dentro è la stessa che serve per sopravvivere là fuori: devi guardare come si comportano gli altri, e poi devi imparare a girargli intorno come in un percorso a ostacoli. Se vuoi uscire di qui». I ragazzi, per sopravvivere, smascherano la favola della meritocrazia. Non sopravvive chi è più bravo, ma chi impara ad aggirare gli ostacoli.

Ma è da questa consapevolezza che tutto può cambiare. Non è per niente facile immaginarsi un mondo libero quando ovunque ti giri ci sono muri. Tra l’altro, alla Nickel non ci sono recinzioni. I muri, però, sono costruiti in altri modi. Elwood ci proverà a non aggirare gli ostacoli e ad affrontarli. Per lui il mondo libero conta più della sua stessa vita. Ed è anche grazie a giovani come lui che il mondo è cambiato.

Questo libro ti entra dentro per la sua attualità. Non è più il tempo di rallegrasi per le conquiste del secolo scorso ma di mettersi in moto per fare in modo che quelle conquiste di umanità non vengano spazzate via. Il razzismo è senza senso, senza logica, senza un perché. Pensare di avere più diritti di un’altra persona perché si è nati tra i bianchi e in occidente è qualcosa che non si può sentire in un mondo libero. Non ci sono se e ma, semplicemente non si deve andare avanti quando si inizia un discorso come questo. 

Si dice sempre che non è facile convivere tra culture differenti. Ma forse sarebbe più corretto dire che non è poi così difficile. Se partiamo dal presupposto che gli esseri umani sono tutti uguali, se non pretendiamo di essere superiori, se la smettiamo di essere così attaccati alle nostre comodità, forse, saremmo tutti un po’ più felici. 

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