L'amore in adolescenza
Adolescenza

L’amore in adolescenza

Pubblico l’intervento che ho tenuto davanti a 250 ragazzi di Pisa in occasione della giornata mondiale contro l’Aids. Ho parlato di amore in adolescenza. La prevenzione deve passare da tre parole: relazione, reciprocità, emozioni.

Vorrei partire da due immagini. Ci troviamo a scuola, nell’intervallo e forse per la prima volta incrociamo lo sguardo di quella ragazza. Una scintilla, un brivido, un vuoto allo stomaco. Eppure quella ragazza è sempre stata lì, possibile che io non l’abbia mai vista. Da quell’istante ho la sensazione che qualcosa sarà cambiato per sempre. 

La seconda. Siamo al parco, dove andiamo tutti i giorni e dove quel giorno senza una reale spiegazione è arrivato anche quel ragazzo, amico di un amico. Un caso? Il destino? Da quel momento il mondo è cambiato, ha assunto un significato differente.

L’amore nasce dall’incontro. Sempre. L’amore mette in scena l’incanto, il miracolo dell’incontro. E la cosa più bella è che quel momento non è mai programmabile. Non si può programmare un incontro con l’amore. Forse possiamo fare altri programmi, questo sì, mai però con l’amore.

Perché l’amore richiede imprevedibilità. Nessuno decide di innamorarsi. Semplicemente capita che un giorno ci si svegli e ci si senta innamorati. “Dunque è questo l’amore?” ci si chiede ad un certo punto. Ma cosa si ama di un altro? In poche parole, direi, tutto. Si ama tutto dell’altro. Si ama l’altro nella sua pienezza, nella sua particolarità, nei suoi difetti che noi troviamo così buffi e piacevoli. L’amore è sempre amore per il nome proprio dell’altro.  

L’amore, per come lo stiamo descrivendo, è già di per sé un ottimo strumento di prevenzione dell’infezione da HIV e di altre malattie sessualmente trasmissibili. Perché se c’è amore c’è anche l’ascolto e il rispetto dell’altro. Se c’è amore, se c’è quindi rispetto dell’altro, superiamo la vergogna e mettiamo sempre il preservativo. Sempre. Se c’è amore c’è reciprocità, c’è l’attesa dei tempi dell’altro, c’è il mettersi da parte. Quando si fa l’amore, quando si entra in intimità con una ragazza o un ragazzo, deve esserci questa reciprocità. Deve esserci amore, rispetto. Altrimenti cominciano i rischi. Perché ad esempio se io non uso il preservativo, non sto rispettando l’altro oltre che me stesso. Sto mettendo a rischio la mia e la sua vita perché in qualche modo mi sono dimenticato che un rapporto sessuale deve avere al centro il rispetto della vita di entrambi. Deve contenere amore, rispetto.

E il sesso? Di sesso se ne può parlare, anzi se ne deve parlare. In una relazione di coppia, come tra amici, a casa e a scuola. Viviamo in un tempo in cui il sesso non è più un tabù, ed è bene che sia così. Ma non dobbiamo scordarci che il sesso ha valore, nel senso che ha a che fare con la bellezza, solamente se viene vissuto all’interno di una relazione. È la relazione a dare valore al sesso.

Mi spiego meglio. Se non c’è relazione, se non c’è ascolto dell’altro, dei suoi bisogni, delle sue paure, delle sue speranze, il sesso non è nulla di più che un’esperienza fisica, senza grande valore. Con la differenza che può fare male, lasciando anche delle cicatrici. È fondamentale che ci sia relazione perché solo all’interno di una relazione vera, come l’abbiamo definita prima, c’è ascolto dell’altro. Solo in una relazione c’è amore per il nome proprio dell’altro, che significa che quel rapporto sessuale è unico, che può essere fatto in quel modo solo con te, solo tra di noi, non è replicabile con altri. E questa è anche la garanzia per avere un rapporto protetto, per entrambi. Perché se c’è ascolto, se solleviamo la testa, se incrociamo lo sguardo dell’altro, non vogliamo fare e farci del male.

Il sesso non deve al contrario diventare un qualcosa da consumare. Un rapporto che può essere riproducibile con infiniti partner, senza alcuna differenza, è il rapporto che vediamo nella pornografia. Due corpi, forse più, che fanno esercizio fisico. Senza relazione la sessualità si limita a essere questo: esercizio fisico, tecnico. E i rischi, qui aumentano. Quando la bellezza viene meno, quando non c’è ascolto dell’altro ma solo di se stessi, ci si può mettere in difficoltà. 

Qualche giorno fa, in una classe, una ragazza mi ha detto che ha deciso di inserire sul suo profilo Instagram la data di fidanzamento con il suo ragazzo perché int questo modo i ragazzi non le scrivono “ciao, vuoi uscire con me?”. Le chiedo se davvero riceve anche da persone sconosciute questo invito così esplicito. Mi dice che è successo “ moltissime volte”. Lo chiedo allora anche alle altre ragazze della classe e mi dicono che è prassi. Poi certo non tutti sono subito espliciti ma il nocciolo della questione non cambia.

I ragazzi mi dicono che oggi funziona così. Si passa dai social per conoscere qualcuno e anche per chiederle di uscire. Dal punto di vista delle ragazze molti ragazzi si pongono con supponenza, come se fosse scontato che tu debba uscire con lui, come se tu fossi già un po’ sua. Mentre le sentivo parlare pensavo che questa cosa è brutta, che non mi piace. Durante l’intervallo, poi, ho notato che quasi nessuno è uscito dalla classe, si sono seduti tutti a gruppi con i propri smartphone. Ma come si fa ad innamorarsi se non si va in giro per la scuola? Come è possibile far avvenire degli incontri se non ci mettiamo nelle condizioni di incontrare le altre persone? È possibile incontrare qualcuno sui social network?

Probabilmente sì, è possibile. Ma l’incontro con una persona, e non con il, suo profilo, è un’altra cosa. Perché quell’incontro va al di là di quello che stavo cercando. Mentre su Instagram, se mi metto a cercare una ragazza, non c’è nulla di così miracoloso. Noi oggi abbiamo un problema con i social. Ci mettiamo in vetrina, diventiamo oggetti. Le ragazze in mostra, i ragazzi alla ricerca. In mezzo tanti like e scambi di messaggi. Ma questa modalità, molto incentrata sull’io, poi alla fine non paga anche quando mettiamo via il telefono. A suon di like, di mi piaci, non siamo più capaci di entrare in contatto con le parti di noi che ci piacciono di meno. Il bello dell’amore, dell’incontro, è che veniamo amati nonostante tutto.

Anche per questo oggi temiamo la relazione. Perché entrare in relazione significa abbandonare qualcosa di mio per fare un po’ di spazio all’altro. Significa accettare che l’altro entri dentro di noi lasciandoci un segno. Significa mollare la presa, significa fidarsi e affidarsi. La relazione non ci lascia indifferenti, non ci lascia mai uguali. La relazione ci permette di accorgerci che l’altro non è mio, che io non posso disporre del suo corpo a piacimento. Se mai l’altro mi permette di avvicinarmi al suo corpo, quando se la sente, e io devo averne cura. È una cura reciproca. È l’esperienza di una condivisione che può essere anche molto complessa. Che richiede tempo. Perché per spogliarsi di fronte a un altro occorre tempo. Un tempo che spesso oggi pretendiamo di non avere, che vorremmo cancellare. Ma che invece è fondamentale.

Come faccio allora a sapere quando una relazione funziona e quando no. Come poter lasciar perdere quelle relazioni in cui non mi sento a mio agio, quelle in cui sento che l’altro non mi sta realmente ascoltando. Una prima indicazione è quella di cercare la bellezza nella relazione. E pensando alla bellezza ho ritrovato questo monologo di Roberto Benigni nel film La tigre e la neve. 

Poi bisogna allenarsi ad ascoltare le emozioni. Il nostro corpo ci aiuta nel farci sentire che una situazione non funziona, che dobbiamo cambiare aria, che non possiamo continuare. In adolescenza, tra l’altro, si vive in un tempo presente che amplifica tutte le emozioni. Dobbiamo allora ascoltare le emozioni avendo cura di non scordarci che esiste un prima e un dopo. In una relazione, poi, si possono anche condividere le emozioni, se ne può parlare, si può discutere. Anzi, si deve. 

Certo, mi si dirà, e in un rapporto occasionale? Nei rapporti occasionali dobbiamo fare molta più attenzione. Perché la relazione è ai minimi termini. Quindi è più difficile condividere le proprie emozioni, fare spazio a quelle dell’altro, ascoltare e rispettare i tempi dell’altro. Spesso si è pressi da una forte eccitazione che spinge ad arrivare subito al dunque, senza porre troppo attenzione a tutto il resto.

Dobbiamo allora essere ancora più attenti. Da una parte, ricordandoci sempre che anche un rapporto occasionale deve tenere a mente il rispetto della reciprocità. Sempre. Perché una ragazza, ma anche un ragazzo, può anche sottrarsi all’ultimo, anche se fino a quel momento sembrava che volesse avere un rapporto con noi. Può farlo e noi abbiamo il dovere di ascoltare tutto questo. Poi usando sempre il preservativo, senza se e senza ma. Altrimenti, di nuovo, non c’è rispetto. Anche un rapporto occasionale può essere un buon rapporto, può essere una bella esperienza. A patto di non scordarci mai di essere degli esseri umani e non degli animali. Gli esseri umani, pensateci, parlano, si parlano. E in questo modo si proteggono anche dalla durezza degli incontri. È la nostra forza. Non scordiamolo. 

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