Intermezzo di Sally Rooney
“Dare un senso a qualcosa di così precario, la vita”, non è un compito facile. Non lo è leggendo le storie di Peter e Ivan, i due fratelli al centro del romanzo Intermezzo di Saly Rooney. Ma non lo è per nessuno di noi, a maggior ragione in un tempo così precario come quello che stiamo vivendo. Nel saggio Le nuove melanconie, Massimo Recalcati riprendendo Lacan scrive che “solo grazie all’annodamento dell’esistenza col senso l’esistenza stessa del vivente può accedere all’essere”. Il senso, ovvero la significazione dell’esistenza, la possibilità che come umani abbiamo di costruire delle trame in cui il reale prende il significato che ha, permette di annodare la vita all’esistenza. Ma questo movimento è terribilmente precario, come testimonia la figura clinica della melanconia. E lo è perché ad essere precario è il senso stesso che non potrà mai coprire tutta l’esistenza, perché ci sarà sempre strutturalmente qualcosa che resterà fuori dal senso, qualcosa di non spiegabile, qualcosa che fa mettere in discussione tutto, anche la propria stessa esistenza. La figura clinica della melanconia, in fondo, racconta questo e ritroviamo un filo melanconico che attraversa tutti i personaggi narrati da Rooney nel suo romanzo. Si muovono alla ricerca di un senso, di un filo che tenga insieme passato, presente e futuro, di qualcosa che possa tenere e non lasciare cadere tutto nel vuoto. Un senso precario, come lo è la vita, e che chiede un lavoro di tessitura costante.


